Negli ultimi mesi si sta diffondendo una domanda sempre più frequente tra marketing e business leader: come posizionare il proprio sito su ChatGPT, Perplexity o Claude.
È una domanda legittima, ma parte da un presupposto che oggi non è più valido in quanto nel momento in cui entrano in gioco gli AI engine, il concetto stesso di ranking cambia natura, non stiamo più parlando di una lista ordinata di risultati, ma di un sistema che costruisce risposte, selezionando e combinando fonti.
𝗗𝗮𝗹 𝗿𝗮𝗻𝗸𝗶𝗻𝗴 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝗼𝗻𝘁𝗶
Per anni abbiamo ragionato secondo la logica di Google: ottimizzare una pagina per una keyword, scalare la SERP, aumentare il CTR. Era un sistema lineare, misurabile, in cui la posizione determinava la visibilità.
Oggi, invece, gli AI engine non classificano pagine: costruiscono risposte sintetiche e contestualizzate. Questo significa che non esiste più una posizione #1 nel senso tradizionale. Esiste, piuttosto, la capacità di essere selezionati come fonte utile per generare quella risposta. 𝗢 𝘀𝗲𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗿𝗶𝗹𝗲𝘃𝗮𝗻𝘁𝗲, 𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗹’𝗜𝗔 “𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮” 𝘂𝗻 𝘀𝗶𝘁𝗼 (𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼)
Osservando strumenti come Chatbeat di Brand24 che analizzano la presenza dei brand nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale, emergono dinamiche molto diverse rispetto alla SEO tradizionale:
- la prima è legata all’autorità semantica. Non conta più la singola pagina ben ottimizzata, ma la capacità di presidiare un ambito tematico in modo coerente e continuativo. L’AI riconosce chi costruisce contenuti nel tempo su uno stesso dominio di conoscenza e tende a considerarlo una fonte più affidabile;
- la seconda riguarda le citazioni. Se prima erano i link a determinare l’autorevolezza, oggi è la presenza diffusa nel web a fare la differenza. Essere citati in articoli, report, discussioni e contenuti terzi diventa un segnale forte. In altre parole, la visibilità non nasce più solo dentro il proprio sito, ma soprattutto fuori;
- un terzo elemento è la leggibilità per gli LLM. I contenuti vengono interpretati, non semplicemente scansionati. Questo porta gli AI engine a privilegiare testi chiari, ben strutturati, spiegabili. Tutto ciò che è vago, eccessivamente promozionale o ricco di buzzword tende a essere ignorato o poco utilizzato nella costruzione delle risposte.
Infine, c’è il tema dell’accessibilità. Non tutti i contenuti sono ugualmente disponibili per un sistema di intelligenza artificiale. Conta essere presenti in fonti accessibili, aggiornate e verificabili. Più un contenuto è facile da recuperare e contestualizzare, più ha probabilità di essere utilizzato.
𝗟𝗮 “𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲” 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗔𝗜
Se proviamo a tradurre tutto questo in termini operativi, scopriamo che la posizione non è più una scala, ma uno stato. Un brand può non esistere affatto per l’AI, perché non viene considerato rilevante. Può essere utilizzato come fonte invisibile, contribuendo alla risposta senza essere citato. Oppure può essere esplicitamente citato, diventando di fatto il punto di riferimento su quel tema.
𝗟𝗮 𝗰𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 #1.
𝗜𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘀𝗵𝗶𝗳𝘁: 𝗱𝗮 𝗦𝗘𝗢 𝗮 𝗚𝗘𝗢
La differenza tra SEO e ciò che oggi possiamo definire GEO (Generative Engine Optimization) non è solo tecnica, ma concettuale. Nella SEO si ottimizzano pagine per scalare risultati mentre nel mondo AI si costruisce una reputazione che possa essere utilizzata dai modelli per generare risposte credibili.
Scarica la tabella con le differenze tra SEO e GEO.
𝗟’𝗶𝗻𝘀𝗶𝗴𝗵𝘁 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗮 𝙙𝙖 𝙎𝙀𝙊 𝙖 𝙂𝙀𝙊.
𝗜𝗹 𝗿𝗮𝗻𝗸𝗶𝗻𝗴 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗿𝗮 𝗔𝗜 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: è 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗽𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘁𝗮.
Questa reputazione si costruisce nel tempo, attraverso la coerenza dei contenuti e la capacità di essere riconosciuti anche al di fuori dei propri canali.
𝘾𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗕𝟮𝗕 (𝗼𝗴𝗴𝗶)
Questo cambiamento ha implicazioni profonde, soprattutto nel B2B complesso. L’intelligenza artificiale sta diventando un nuovo intermediario della fiducia, un layer che si inserisce tra chi cerca informazioni e chi le fornisce rendendo ancora più centrale il tema del posizionamento.
Non si tratta più solo di essere trovati, ma di essere considerati affidabili nel momento in cui una macchina deve spiegare qualcosa a qualcuno.
La vera domanda non è più “quanto traffico genero”, ma: Il mio brand è tra le fonti che l’AI considera affidabili per spiegare questo tema?
Se la risposta è no, non è un problema di visibilità, È un problema di posizionamento.
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